101 pensieri sull’atto di scrivere – 32
Meringhe al diabetico È fondamentale scrivere dalla prospettiva del morto (cfr. p. 30) anche per un’altra ragione. Gli autori vivi, ben radicati nel mondo e giustamente avviliti dallo spettacolo degli umani, tendono a infarcire il loro scritto di tristi notazioni sociologiche, di imbarazzanti filippiche dal sapore politico, di rancorose valutazioni su medici, avvocati, giornalisti. E…
101 pensieri sull’atto di scrivere – 31
Amare gli avverbi Occorre amare i connettivi: io amo termini come quindi, dunque, addirittura, purtroppo, intanto. Avverbi, congiunzioni e locuzioni avverbiali, in genere (nonostante la diffusa banalità, storpiatura di un più ristretto consiglio esso stesso non del tutto plausibile, secondo cui, a detta di qualche solone, non si debbano usare gli avverbi). Ed è bene…
101 pensieri sull’atto di scrivere – 30
La scrittura del morto Io scrivo tutti i giorni. Ma prima di applicarmi nelle cose della scrittura pratico il quotidiano training attraverso il quale raggiungo la ferma consapevolezza di essere morto. Da questa limpida prospettiva è più facile modellare una scrittura libera dall’eco dei temi del giorno, immune dalle piccole competizioni con scrittorucoli viventi, esente…

































