Che cos’è una sfida, in campo artistico? Per come la vedo io, è la decisione irrevocabile di mettersi in gioco e accettare un progetto in un campo ignoto del proprio settore. Per metterla sul pratico, mi è stato chiesto di partecipare alla stesura di un romanzo il cui tema, arditissimo, mi è lontano, la cui modalità di esecuzione non è nelle mie corde. Che si fa, in questi casi? Prima si pensa: uno, non so molto su quell’argomento e ci sarà molto da studiare; due, non ho mai lavorato nel modo proposto. Saggezza imporrebbe di ringraziare e tirarsi indietro. Poi si considera la propria disponibilità ad adattarsi, come quando si deve usare una lingua che non è la propria o si deve imparare una procedura tecnica mai affrontata. Si tratta, in fondo, di volontà, tenacia, costanza.
Insomma, ho accettato la sfida. Ora sono dentro questa nuova avventura letteraria ed è come se fossi in trance, immerso in una realtà che mi rende febbricitante e che mi isola dal mondo, che mi stacca dal presente, che mi mette addosso la trepidazione dell’adolescente sbattuto al timone di una nave…
Ricadute positive: uno, vivere ogni giorno con l’energia e l’entusiasmo della gioventù; due, veder emergere via via parti sconosciute di sé al punto di sentirsi dentro una fase di rinascita.
La sfida va accettata, è la mia conclusione, perché ti rigenera e ti cambia.


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