Il mio nuovo romanzo dal titolo “L’alleato” (Capricorno Edizioni) è uscito da poco più di un mese e, come accade ogni volta in questa fase dell’attività editoriale, sono come sdoppiato (questa condizione del resto è presente, se pure in altra forma, anche durante la stesura del testo: da un lato c’è la vita vera, burocratica e friabile, dall’altro la realtà piena e gustosa dell’invenzione letteraria). Ma dopo l’uscita del romanzo, ecco che ogni volta vengo spinto verso un altro tipo di sdoppiamento: la doverosa necessità di accompagnare il libro in giro mi spinge in una direzione, mentre tentano di portarmi su un’altra rotta tentazioni più o meno volontarie, come quella di immaginare un nuovo plot, di escogitare una diversa struttura narrativa, di pregustare una variante stilistica, il tutto al fine di confezionare un testo di cui non esiste ancora nemmeno l’embrione (ma lo vedo, lì, intrappolato nell’intenzione).
Ora, eccoci al punto, vale a dire al motivo con cui spero di dare senso alle parole che ho appena scritto, e che non avrebbero nessun bisogno di essere rese pubbliche. Sono abbastanza convinto che sia soltanto questione di tempo, e l’Ai sostituirà gli ‘scrittori’ umani. Del resto, il mio cervello non è forse costituito dell’insieme degli stimoli ricevuti nei decenni passati e rimescolati in una forma che, pur essendo mia, è di fatto l’esito di un accumulo di dati che hanno formato nel tempo la mia identità lessicale, sintattica, argomentativa? Alla stessa stregua, l’Ai è costituita dalla combinazione delle esperienze pregresse, vale a dire che funziona come me, ma molto più veloce. Ora, tuttavia, per quanto annunciata la vittoria dell’Ai, non credo che smetterò di scrivere, dato che, per tornare all’inizio di questo post, non immagino un piacere maggiore e migliore di quello che mi regala la fase preparatoria di un romanzo, piacere che si concreta nella stesura, nel vedere l’opera prendere forma. Così, privato delle contingenze editoriali, all’autore umano resterà il piacere puro, solitario e unico di dare scacco a quella famosa vita vera, che ho definito ‘friabile’, ma che definirei ‘sfarinata’.

