101 pensieri sull’atto di scrivere – 28

Se l’azione corre io rallento

Tanto più la scena è convulsa e concitata, tanto più lenta e inframmezzata a pause sarà la mai stesura.

E prima di riprendere il lavoro, a conclusione della pausa, rileggerò le parti già composte, scoprendo magari frasi concitate che spezzano la sapiente gradualità che porta al parossismo. Sono passi composti in momenti di involontaria compenetrazione fra la scena immaginata e la prosa adottata. A esempio può accadere che sto narrando del mio protagonista che fugge dalle ripetute vampe di un’esplosione, e senza volerlo comincio a comporre frasi corte che portano subito al botto finale. Ho confuso la fretta della fuga con la fretta della scrittura. Due giorni dopo rileggo, e capisco che non va. Quella sequenza di esplosioni deve essere scomposta nelle frazioni minime, nelle sue varianti cromatiche e sonore, e la fuga deve tenere conto di ogni muscolo e di tutte le alterazioni della percezione del fuggitivo. E tutti i suoi sensi devono partecipare, sulla carta, alla frenesia del momento. Soltanto così, grazie alla lentezza e all’escalationsensoriale il lettore potrà percepire quella tensione.