101 pensieri sull’atto di scrivere – 29

Gli appunti vanno presi bene

Anche per il più frettoloso degli appunti, quello butto giù nel buio di una galleria (quando non guido io…) o in coda dall’erbivendolo, cerco di usare la massima precisione: rintraccio la più nitida volontà espressiva, aspiro alla più alta pulizia formale, tendo alla maggior proprietà lessicale possibile, compatibilmente – va da sé – con le circostanze.

In tutti i casi non tratto mai in modo sbrigativo o con pigrizia mentale la noticina buttata lì che fissa un’idea o illustra un pensiero.

So che soltanto in questo modo la nota appuntata su un fogliucolo slabbrato potrà restituire, mesi dopo, la piena intenzione che l’ha generata, il percorso mentale che l’ha prodotta e l’obiettivo estetico cui tendeva.

(Questa nota, così come è scritta, ed esclusa l’ultima riga qui sopra, in corsivo, è stata pensata in macchina, a un semaforo di corso Francia e trascritta in modo concitato, ma attento, sul retro di una ricevuta del ristorante nelle due soste successive, ai semafori).

Compresa la parentesi.