101 pensieri sull’atto di scrivere – 30

La scrittura del morto

Io scrivo tutti i giorni. Ma prima di applicarmi nelle cose della scrittura pratico il quotidiano training attraverso il quale raggiungo la ferma consapevolezza di essere morto.

Da questa limpida prospettiva è più facile modellare una scrittura libera dall’eco dei temi del giorno, immune dalle piccole competizioni con scrittorucoli viventi, esente dai tic dell’autocompiacimento. Ma soprattutto, da questa privilegiata angolazione diventa elementare imbastire una sintassi mia, autentica, che non scimmiotta nessuno.

E c’è dell’altro: sbarazzandomi del mio tempo e di me ottengo la condizione mentale e fisica (diaframma basso e irrobustimento della settima vertebra cervicale) che mi permette di comporre il testo e di dare respiro alla prosa con quel taglio stilistico che sento come irrimediabilmente mio, e che non somiglia a nulla di già letto.

Quando invece sono vivo, sepolto nel giorno presente, mi è quasi impossibile percepire questo grado di libertà.