101 pensieri sull’atto di scrivere – 31

Amare gli avverbi

Occorre amare i connettivi: io amo termini come quindi, dunque, addirittura, purtroppo, intanto. Avverbi, congiunzioni e locuzioni avverbiali, in genere (nonostante la diffusa banalità, storpiatura di un più ristretto consiglio esso stesso non del tutto plausibile, secondo cui, a detta di qualche solone, non si debbano usare gli avverbi).

Ed è bene che questo amore sia corrisposto. Mi spiego. Amare i connettivi significa conoscerne la delicata potenza, intuirne il giudizioso fascino. Vedere il proprio amore corrisposto, poi, vuole dire riuscire a farsi ubbidire da loro. Vuol dire essere in grado di disseminarli nello scritto con tale astuzia (ora a inizio periodo, ora in fase connettiva, talvolta per espandere, di tanto in tanto per disgiungere, pizzicati fra un verbo d’azione e un aggettivo inconsueto) da renderli quasi invisibili al lettore, ma insigniti del potere di scandire il ritmo dello scritto.

Al lettore resterà soltanto – soltanto? – la sensazione di una piena leggibilità, e forse attribuirà il merito di questo piacere, muscolare e quieto, alla forza della storia narrata.

Ma in fondo è proprio ciò che voleva l’autore.