101 pensieri sull’atto di scrivere – 32

Meringhe al diabetico

Èfondamentale scrivere dalla prospettiva del morto(cfr. p. 30) anche per un’altra ragione.

Gli autori vivi, ben radicati nel mondo e giustamente avviliti dallo spettacolo degli umani, tendono a infarcire il loro scritto di tristi notazioni sociologiche, di imbarazzanti filippiche dal sapore politico, di rancorose valutazioni su medici, avvocati, giornalisti. E la scrittura ne risente, si impoverisce, diventa bolsa e ottusa, perché i giudizi di carattere generale sono per la scrittura come una meringata per il diabetico.

Tutt’altro paio di mutande, naturalmente, per le opinioni ultrasoggettive di un personaggio bislacco che dica, a esempio: “Ho sempre odiato i gerani e le persone puntuali”.