Loskylinedi Manhattan
Poi, alla fine (se già il tuo fiuto non ha deciso per te), si deve scegliere. Sì, bisogna decidere se scrivere o narrare.
Non starò qui a tracciare i confini teorici di queste due ruvide discipline.
E allora veniamo allo scrivere, e al suo spirito così poco viscerale e meno socievole, rispetto allo spirito della narrazione.
In un lavoro che vuole ubbidire al demone della scrittura, non permetto ai dialoghi di superare le tre o quattro battute, e anche quelle, quando possibile, alternate a saldi mattoni di scrittura piena e scorrevole, ma compatta nelle sue righe coraggiose che toccano e ritoccano, come poderosi nuotatori, il lato sinistro e destro della pagina scritta, senza sfibrarsi, ma ricevendo da ogni capovolta una nuova spinta.
Consiglio di lasciare ai narratori, di solito più sbarazzini o più cupi degli scrittori, e forse più vicini al vero, ahimè, lo sviluppo dei dialoghi nella forma simile alla partita di ping-pong, con quelle pagine scarne, con ampi vuoti sulla parte destra, quelle pagine che, ruotate di novanta gradi sul lato sinistro, mostrano uno scenario che ricorda lo skyline di Manhattan.

