101 pensieri sull’atto di scrivere – 60

Il punto di vista oggettivo

Nella stesura del romanzo posso anche assumere un punto di vista assolutamente oggettivo, posso decidere di affidare a un narratore neutro e impassibile, conoscitore di ogni evento e di ogni recesso della mente dei personaggi, il compito di condurre e sviluppare la storia. Posso restringere la libertà della voce che racconta fino ad affidarle la funzione quasi oracolare di pura registrazione degli eventi, oppure posso decidere di attribuirle la responsabilità di tracciare giudizi, dispensare commenti, tenere concioni.

In ogni caso, ho sempre ben presente che questa scelta richiede molta perizia e può generare incongruenze logiche, o suscitare nel lettore la fastidiosa sensazione di subalternità all’onnipotenza e onniveggenza del narratore.

E allora, se decido in ogni caso di descrivere il mondo o di raccontare una storia da un piedistallo che consente una visuale completa e assolutamente oggettiva, cerco di maneggiare un materiale narrativo singolare, insolito, prodigioso, fuori dell’ordinario (penso a Kurt Vonnegut), per far dimenticare al lettore l’assurdità di una voce fuori campo che sa tutto, vede tutto, legge il pensiero dei personaggi ed entra nei loro letti.