Il mattino ha l’oro in bocca
Le ore migliori per la scrittura sono quelle del mattino, per me, dalle sette alle undici, più o meno, dopo sei o sette ore di buon sonno. Intendo dire le ore migliori per una stesura piana, controllata, dosata con sapienza. E inoltre va detto che soltanto in quelle ore è possibile scovare sentieri nascosti nella scrittura stessa, e non dico invenzioni narrative o sviluppi nell’architettura dell’opera, si badi: parlo di trovare il modo di dare maggiore forza alle immagini, cogliere il vocabolo proprio, irrobustire una similitudine facendola transitare per osmosi nel tessuto della storia.
Le idee migliori, invece, gli spunti per successive opere arrivano (per me, s’intende) come silenziosi millepiedi dalle ombre del dormiveglia, fra le quattro e le sei del mattino. Talvolta invece erompono fra le sette e le nove di sera, specialmente durante l’aperitivo, ma non è raro anche sentirne il vagito dopo cena, al secondo giro di vodka. In tutte queste circostanze bisogna avere a portata di mano un foglio e una biro.

