101 pensieri sull’atto di scrivere – 64

Il catalogo è questo

Prima di cominciare a scrivere ho dovuto imparare a vedere.

Ma vedere vuol dire distinguere.

E distinguere vuol dire riconoscere.

Ma ognuno di noi sa che non è possibile riconoscere ciò di cui si ignora il nome.

Se non conosci il nome delle piante non le riconosci, le vedi e un dopo tre secondi sono sparite, dimenticate. Se non conosci i nomi degli uccelli non li riconosci, li vedi e volano via, per sempre.

Per imparare a vedere – e quindi a scrivere – si tratta dunque di conoscere il nome delle cose. Ecco perché mi sono abituato ad amare liste, cataloghi, elenchi. E dizionari di zoologia, di botanica, di meccanica, di architettura. E manuali di sistematica, tavole di nomenclatura, indici e sommari.

Tutto questo per poter scrivere? La risposta è sì. La padronanza della materia grammaticale e la disciplina sintattica possono al massimo garantire scritti puliti sotto l’aspetto formale, ma irrimediabilmente marchiati dal segno di riconoscimento del letterato pedante, del professore diligente, il segno di chi è tanto impegnato nella ricerca della compostezza linguistica da dimenticare quanta importanza abbiano, per chi legge, la specificità del tono, l’adozione di una lingua propria o di uno stile, l’architettura dell’opera, il guizzo erratico, e soprattutto la luce che riverbera fra le righe di chi diffonde nel suo scritto la propria capacità di vedere  (e vedere vuol dire distinguere, e distinguere vuol dire riconoscere, e riconoscere vuol dire sapere il nome delle cose).

Risulta assai poco interessante uno scritto sintatticamente corretto, se privo di altre qualità. E la sapienza della percezione posa su uno dei gradini più elevati nella scala delle qualità che trasformano uno scritto qualsiasi in un testo leggibile.

E dunque, sono innamorato di elenchi e cataloghi, amo quelle lunghe liste di parole incolonnate, e che riportano i nomi dei vini, dei giochi con le carte, delle piante, degli strumenti musicali, delle ossa, dei cani, delle parti della bicicletta, degli elementi chimici.

Gli elenchi sono il primo grandioso segnale della varietà del mondo, sono letteratura senza storia.

E poi bisogna ricordare che c’è un’estasi della parola pura, in elenchi e cataloghi, in liste e indici.

Insomma, agli elenchi occorre tributare il massimo degli onori.