«Bisogna tenere bene a mente che non siete voi a scrivere» ho detto alla terza lezione del corso di noir. «Voi siete gli esecutori materiali del volere della voce narrante. Voi non siete la voce narrante, prima o terza che sia. Si tratta di un punto molto delicato, da analizzare bene. Ognuno di noi, quando scrive, si percepisce come l’autore. E come tale firmerà l’opera. Ma l’autore non è la persona o la voce che sta narrando. Il testo è affidato a una voce che è autonoma, che non è quella dell’autore. L’autore può prestare alla voce che narra parte di sé, ma soltanto se quella parte è congeniale alla ‘forma’ assunta dalla voce narrante. Ripeto: l’autore non è la voce che sta narrando. La voce narrante, prima o terza che sia, è autonoma. Ha una sua tonalità, una sua polarità. L’autore è scisso dalla voce narrante, volente o nolente. La voce narrante assume un suo proprio carattere fin dalle prime righe. L’autore è tenuto ad attenersi alla tonalità della voce narrante. Modificare quella tonalità significa compiere gravi cadute di stile. Gli scivolamenti tonali sono come macchie sulla tovaglia bianca. La voce narrante si appropria, tramite le scelte sintattiche compiute dall’autore, di una propria polarità psicologica, umana, emotiva, ma soprattutto stilistica. L’autore non può inserire elementi spuri lungo la linea della voce narrante. L’autore non può affidare alla voce narrante brani del proprio repertorio personale, se stonano con la voce di chi narra».


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